Terapia dei disturbi sessuali

Terapia dei disturbi del desiderio sessuale

Terapia dei disturbi del desiderio sessuale
Scritto da Adriano Legacci

Terapia dei disturbi del desiderio sessuale. Quando si perde il desiderio:
(A) il sesso non interessa più  (B) il sesso mi provoca repulsione.

E’ opportuno ricorrere ad una terapia dei disturbi del desiderio sessuale in presenza di un significativo calo del desiderio sessuale, o all’instaurarsi di un senso di avversione e repulsione verso la sessualità.

 

A) La terapia dei disturbi del desiderio sessuale IPOATTIVO (“il sesso non mi interessa più”) è particolarmente complessa e meno studiata rispetto ad altri (Dèttore, 2004). Dèttore (2004) descrive il trattamento integrato dello scarso desiderio sessuale proposto da LoPiccolo e Friedman (1990) e Pridal e LoPiccolo (2000). L’applicazione della terapia dei disturbi del desiderio sessuale ipoattivo  comprende quattro fondamentali passaggi:

  1. Utilizzo di tecniche proprie della terapia della Gestalt, che mirano a rendere il soggetto consapevole di emozioni negative quali paura, ansia, risentimento e rabbia, che possono inibire e bloccare l’impulso sessuale.
  2. Fase di “terapia psicodinamica orientata all’insight”, che favorisce nel soggetto la comprensione della genesi e della funzione delle emozioni negative associate al sesso identificate nella fase precedente.
  3. Fase di “terapia cognitiva”, finalizzata all’apprendimento di strategie mentali che aumentino e migliorino la capacità del soggetto di affrontare situazioni ansiogene e l’immagine di sé. Il soggetto impara modalità più adattive con cui risolvere i problemi emersi nella fase precedente.
  4. Utilizzo di una procedura comportamentale di “induzione della pulsione”, che porta i soggetti con scarso desiderio sessuale, tipicamente evitanti nei confronti degli stimoli sessuali, ad entrare in relazione con materiale di argomento erotico (libri e film), a sviluppare fantasie sessuali e coinvolgersi con il partner nel contatto fisico non prettamente sessuale.

Solo dopo aver attraversato tutte e quattro le fasi la terapia dei disturbi del desiderio sessuale ipoattivo prevede il passaggio alle tecniche terapeutiche che richiedono un contatto di tipo sessuale. (Dèttore, 2004).

Dèttore e Veglia (1990), Veglia e Dèttore (1990) e Dèttore (2001) (cit. in Dèttore, 2004) Il Centro Psicologo Mirandola Marangoni e Lodi (2016) hanno inoltre evidenziato alcuni aspetti cognitivi e comportamentali del trattamento di questo disturbo:

  • La discussione e la ristrutturazione cognitiva focalizzata su elementi dell’immagine di sé e del partner, quali l’identità e il ruolo sessuale, la sicurezza di sé e il potere, l’autostima e la gradevolezza estetica, la conoscenza di ciò che si desidera e da cui si ricava piacere.
  • L’analisi e l’eventuale riformulazione di idee e concezioni erronee sulla sessualità e sul piacere.
  • Il perfezionamento e l’apprendimento di varie abilità (sessuali, sociali, di problem solving, di contrattazione e negoziazione)

B) Per quanto riguarda la terapia dei disturbi del desiderio sessuale da AVVERSIONE SESSUALE (“Il sesso mi provoca repulsione”) vengono spesso utilizzate procedure cognitivo-comportamentali che favoriscono un’esposizione graduata in vivo. In particolare, Dèttore (2004) ricorda la tecnica di Focalizzazione Sensoriale, ideata da Masters e Johnson nel 1970, come procedura applicabile al trattamento di questo ed altri disturbi sessuali.

La Focalizzione Sensoriale si divide in due fasi principali (Dèttore, 2004):

  1. In un primo momento i partner sono sollecitati ad intraprendere una graduale interazione reciproca, accarezzando a turno il corpo nudo dell’altro, ad esclusione dei genitali.
  2. Quando questo tipo di contatto fisico non è più associato a sentimenti di ansia, viene inclusa anche la zona genitale.

E’ richiesto che tutta la procedura sia realizzata nell’ambito di un’atmosfera rilassata e non esigente, in cui cioè la penetrazione è assolutamente vietata (Dèttore, 2004).

L’obiettivo della terapia dei disturbi del desiderio sessuale è promuovere nei partner l’esperienza del piacere sessuale, in una condizione che non consenta l’emergere di preoccupazioni legate alla prestazione (Dèttore, 2004).

Nell’ambito di una terapia dei disturbi del desiderio sessuale, l’applicazione di tale tecnica non deve limitarsi alla semplice prescrizione della procedura, ma essere inserita all’interno di un percorso psicoterapeutico che promuova al contempo una profonda ristrutturazione delle convinzioni e degli atteggiamenti soggettivi legati allo stile relazionale (appreso nel rapporto con i genitori) e alla sessualità (Dèttore, 2004).

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Adriano Legacci

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